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LUDOVICO IL MORO E LE AMANTI DI CREMA

Gli intrecci tra Ludovico il Moro e le donne di Crema

LUDOVICO IL MORO E LE DUE (QUATTRO?) AMANTI CREMASCHE

Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli, immortalate da Leonardo Da Vinci.

Queste sono già ventilate nei testi, le altre due le vediamo.

Ebbene sì, le adorava le dame cremasche il Duca, ed alla sua raffinatissima corte, ne possiamo addirittura elencare 4.

Le new entries, sono Giovanna e Ippolita Sanseverino, che ruotavano in quel bel mondo.

serenissima

<Giuliano della Rovere, da cardinale, futuro Papa Giulio II era commendatario nel territorio cremasco. A 33 anni diventò Papa e portò con sè a Roma Sermone Vimercati quale cubicularius – elaborazione Luigi Dossena>

Ippolita era la sposa del futuro tesoriere di Milano, in quel momento a Roma al servizio quale cameriere particolare, di Giuliano della Rovere Papa Giulio IISermone Vimercati, che in seguito aggiunse al suo cognome quello della sua sposa, Sanseverino.

città di crema

<Crema, Vimercati Sanseverino, una delle famiglie più importanti della città, in quel torno di tempo, il vertice fu Sermone Vimercati – elaborazione Luigi Dossena>

Giovanna ed Ippolita erano le figlie di Ugo Sanseverino, comandante delle milizie ducali, giunto dalla Campania.

Pietro da Terno e Alemanio Fino, a loro contemporanei, non fanno cenno delle “femme fatale”.

Soprattutto Pietro da Terno, che in verità frequentava Milano, essendo il cancelliere di Gian Giacomo Trivulzio (nato a Crema nel 1444), figlio di Antonio, commissario ducale inviato a Crema dal duca Filippo Maria Visconti.

Forse per pudore. Bah, chissà!

la dama con l'ermellino

<Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, prima amante di Ludovico il Moro, alcune fonti la indica nata a Crema – elaborazione Luigi Dossena>

Ne parla eccome Francesco Sforza Benvenuti nel suo “Dizionario Biografico Cremasco” scritto nel 1888.

Ne parla Girolamo Tiraboschi nella sua monumentale “Storia della letteratura italiana” edita fra il 1772 ed il 1782, in ben 9 volumi.

Ebbene, il Tiraboschi cristallizza donna Cecilia Gallerana  fra “gli illustri scrittori usciti da Crema”.

Un altro scrittore menziona la Gallerani in un libro uscito nel 1852 a Milano.

Si tratta di Massimo Fabi, nella sua “Lombardia descritta”.

La definisce semplicemente e tranquillamente ‘cremasca’.

Ne parla rimarcando le sue doti poetiche in lingua italiana e in latino.

duca di milano

<Sermone Vimercati, cremensis – Luigi Dossena>

La Dama con l’Ermellino è descritta da Matteo Bandello, 1485-1561,  il celebre novelliere che, tral’latro, parrebbe uno dei tanti suoi amanti, e amico.

storia lombarda

<Crema, fine 400 – elaborazione Luigi Dossena>

Era un frate domenicano che diventò in seguito il vescovo di Agen.

Dedicò a Cecilia, ben 4 delle sue 214 novelle ed una di queste, la XIX, dedicata alla sua sodale cremasca Giovanna Sanseverino, il Bandello scrive: “come posso tacere la moderna Saffo, la Cecilia Gallerana, così leggiadramente versi in idioma compone”. Saffo?!

storia antica

<Fonte ‘Ente provincia di Cremona’. Opuscolo edito al tempo del presidente Giancarlo Corada. Articolo a firma di Sergio Lini>

La Dama con l’Ermellino nel ‘triangolo allargato’, Beatrice d’Este (la moglie del Moro)ed il Moro, però, ebbe la peggio.

rinascimento

<Idealmente raffigurano le 4 cortigiane alla corte del Moro>

La sposa del duca infatti, un bel dì, prese a brutto muso il duca Ludovico e gli sibilò: “o io o lei!”.

Il Moro aveva perso la testa per le grazie di Cecilia, ma la ragion di stato prevalse sulle ragioni di cuore.

la provincia di cremona

<Fonte, frontespizio dell’opuscolo dell’amministrazione provinciale di Cremona ove cita l’historia di Cecilia Gallerani, Lucrezia Crivelli, Giovanna e Ippolita Sanseverino>

Ebbene la Gallerana fu allontanata dalla corte Ambrosiana con il solito stratagemma che si usava in quel tempo: venne data in sposa a un carenade, definito ‘conte Bergamino’, al secolo Ludovico Carminati, un bergamasco della Val Imagna che bazzicava al soldo del Moro in cerca di fortuna.

Con un fardello ducale appresso, Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino, aspettava un figlio dal duca e partì da Milano.

Cecilia giunse a Crema con in grembo Il figlio naturale dello Sforza e alloggiò in un palazzo nell’odierna via Matteotti.

Quando vide la luce di questo mondo, gli fu dato il benvenuto e il nome di Cesare.

<Il conte Bergamini, Ludovico Carminati, che sposò la dama con l’ermellino e vissero in Crema con Cesare, il figlio naturale di Ludovico il Moro – Luigi Dossena>

Il marito di Cecilia accolse nel suo palazzo madre e figlio, essendo egli cancelliere in Crema presso la municipalità e/o presso la “congregazione di carità”.

Alla morte di Cecilia, il conte Carminati Bergamini, chi sposò in seconde nozze? Semplice, la secondo amante preferita dal Moro: la cremasca Lucrezia Crivelli.

barbarossa

<Crema, inizi 500 – Elaborazione Luigi Dossena>

Anch’ella immortalata da Leonardo Da Vinci e definita ‘la bella Ferronière’, la bella esuberante, anche lei nell’entourage della corte ducale quale cortigiana, anche lei ritratta da Leonardo Da Vinci.

Ricordiamo che in questo ‘boudoir‘, milanese e cremasco, Ludovico il Moro venne catturato dal cremasco Giangiacomo Trivulzio e portato a Parigi e consegnato al re di Francia e colà imprigionato.

call me by your name

<Palazzo comunale di Crema, visto dal cortile di quello che fu uno dei Palazzi Vimercati Sanseverino>

Inoltre rimarchiamo che Leonardo Da Vinci fuse 2 statue equestri. La prima era per il Moro, la seconda per il suo boia, Giangiacomo Trivulzio.

I figli impalpabili delle storie anche un po’ (molto) cremasche, che legano il Moro e Leonardo Da Vinci.

Chiudendo, non possiamo non citare ciò che scrisse nel 1904 Domenico Bergamaschi, parroco di San Giovanni in Croce nel suo volume “Il comune e la parrocchia di San Giovanni in Croce“, edito a Cremona nel 1904 e in copia anastatica per la Turris nel 1983 a Cremona. Così il parroco su Cecilia: “fu donna colta, piena di spirito, bellissima, corteggiata dai miglior ingegni del suo tempo, come il Bandello e il Trissino.

Valente poetessa in latino ed in volgare.

Distinta suonatrice di strumenti musicali.

<Sergio Lini, articolo>

Godeva, Cecilia, delle confidenze di Isabella d’Este (la sorella della moglie del Moro. Sic!!)

Ed era in relazione con il celebre buffone Fia Serafino, mantovano, noto alle corti di Urbino, Mantova e Roma”.

Pensiamo di dovere terminare con un sospiro e un pensiero “ah Cecilia: tira di più il pelo di un ermellino che…”.

chiostri di crema

<Il chiostro del Sant’Agostino in costruzione, voluto da Tommaso Vimercati, pubblico usuraio pentito – elaborazione Luigi Dossena>

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