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Crema, Madonna del Pilastrello

Crema, il borgo di S. Sepolcro, il santuario della Madonna del Pilastrello

L’ODIERNO SANTUARIO DEDICATO ALLA MADONNA DEL PILASTRELLO

L’odierno “sacro tempio” è costruito sulla grande strada che portava Lodi Vecchio (Laus Pompeia, oggi scomparsa).

La chiesa-santuario era ed è dedicato a S. Maria del Pilastrello.

<La Pianura Padana ispirata da Tolomeo, II sec d.C. Opera di Luigi Dossena>

Di una chiesa più antica non abbiamo documenti ma è certa la sua presenza.

Si hanno le prime notizie a partire dal 1295.

<i Conti Gisalbertini messi al bando>

Il territorio in cui è sorta è quello dei Sabbioni che, per la verità, è un nome che ricorre nelle ‘cartule’ e nelle pergamene già intorno all’anno 1000.

<Il castello di Camisano (CR), proprietà della contessa cremasca Richilda, la prima moglie di Bonifacio di Canossa, matrigna di Matilde di Canossa>

Questo gioiello spirituale e artistico è di fine 500 inizi 600.

Rimane intatta la sua potenza evocativa: chiunque entri sente la presenza di un’impalpabile entità.

<Il primo santuario si S. Maria del Pilastrello, XII sec, immaginato da Luigi Dossena>

Come dicevamo, essa sorgeva in passato ai margini della grande palude.

Accanto al sacro tempio fu costruito, sul bagnasciuga sabbioso, un pilastro.

Accanto al porto dove attraccavano le imbarcazioni.

<Croci Longobarde elaborate da Luigi Dossena>

Questo pilastro aveva in cima l’immagine della santissima Vergine dipinta.

Era a guardia delle anime e dei corpi ‘cremensis’.

Ora et labora.

<Il, purtroppo, mai esistito Lago Gerundo, col drago Tarantasio immerso, frutti della fantasia popolare. La prima menzione per documenti del Maris Gerundis è del 1204>

Il pilarstro era il sicuro approdo delle barcarole, i traghetti, le piroghe, che solcavano per lavoro la ‘padule’ (palude).

E/o sul pilastrello svettava un lume, un piccolo faro, una torcia accesa, che aveva un duplice scopo.

<Federico II, creò la sua corte imperiale a Cremona. Immagine di Luigi Dossena>

<Enrico I, capostipite e fondatore di Crema, al secolo Enrico I, conte di Crema. Suo figlio Enrico II che, insieme, fanno sorgere la città di Crema, al tempo del passaggio della cometa di Halley 1066>

La luce innanzi all’immagine sacra ed il punto di riferimento fra le brumose nebbie palustri che stagnavano a mezz’aria togliendo la nitida visibilità.

Chiudendo, nel 1926, per allargare la strada provinciale per lodi, fu demolito il pronao (o portichetto) che faceva da cornice sull’ingresso del santuario.

<Il Vescovo di Cremona Sicardo, presente in Crema, nel monastero di S. Benedetto, quale scriba. Fu il vescovo che andò presso il Saladino alla quarta crociata. Fu di conforto a tutti i crociati lombardi>

L’interno però non fu toccato.

Mantiene il fascino ‘cristologico’ primigenio, anche dopo secoli.

Chi entra sente che il santuario, oltre che dedicato alla casa della madre di Gesù, è la casa del Signore e la casa dell’uomo.

<La cattedrale di Cremona, 1117-1162, costruita da Oberto da Dovara, di stirpe cremasca. Precisamente in località Dovera>

<Crema nel 1066, l’odierna Piazza Duomo. La città sta sorgendo per volontà dei Conti Enrico I ed Enrico II, marito di Belisia>

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