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La Serenissima e i 500 anni del palazzo comunale

Il 9 luglio 2024 ricorre il cinquecentesimo anniversario della costruzione del Palazzo Comunale di Crema

I 500 Anni del Palazzo Comunale di Crema

palazzo comunale di crema

<Palazzo Comunale di Crema secondo Luigi Dossena>

I 500 Anni del Palazzo Comunale di Crema

Il General Consiglio si riunisce al suono della campanella sopra il balcone dell’ufficio del Podestà Giovanni Moro, veneziano, sollecitato da più parti per intervenire nel chiedere di porre mano alla demolizione dell’oramai cadente – dato lo stato di fatiscenza – Palazzo Comunale innalzato al calar del 1100.
(Ricordiamo che l’edificio era stato costruito ta il 1185 ed il 1189, post assedio del Barbarossa).

Giovanni Moro, podestà di Crema. Elaborazione Luigi Dossena

<Giovanni Moro, podestà di Crema. Elaborazione Luigi Dossena>

pietro da terno

<Pietro da Terno>

Ebbene, al termine di quella adunanza vennero delegate 4 persone per la demolizione e la rifabbrica del Palazzo Comunale.

I loro nomi: Pietro da Terno, 48 anni, storico (colui che scrive la Historia di Crema) ed altri 3 commissari, Stefano Barbetta, Carlo Zurla e Giovacchino De Marchi. (clicca qui per scoprire di più sulla famiglia De Marchi di Crema, tra Duomo di Milano, Certosa di Pavia e molto altro)

Il Torrazzo di Crema

<Il Torrazzo di Crema visto da via XX Settembre – fine ‘300. Elaborazione Luigi Dossena>

Corrado Verga sosteneva che il vero architetto del costruendo nuovo palazzo comunale fosse Pietro da Terno, anche se architetto non era.

Altri storici, don Augusto Cambiè (bibliotecario) e l’indimenticato Mario Perolini, sostenevano che la paternità dell’”inisgne palagio” fosse di Giovacchino De Marchi.

mario perolini

<Mario Perolini>

storia cremasca
mario perolini crema

Non lo sapremo mai finché non spunta un documento che lo certifichi, è una vexata questio.

Certo è che da Crema, alla volta di Venezia, fu inviato un ambasciatore, il Dott. Paolo Guidoni.

Egli si presentò dinanzi al Doge Andrea Gritti per portare le richieste cremasche ed il 5 novembre del 1524, con un Ducale, il serenissimo signore (Pergamena n. 11 – Archivio Storico comunale di Crema), assentiva alle istanze cremasche e, concedendo agevolazioni, vergava con queste parole del Sire veneziano (carta canta): ”Per conto del fedelissimo popolo e soddisfazione della carissima Terra, saranno mandati i “bagattini” (i danari richiesti) flexis genibus etc”.

Corrado Verga

<Corrado Verga indica la data del 1524 nel suo libro>

'armeria che c'era presso l'odierna edicola di piazza Duomo a Crema

<L’armeria che c’era presso l’odierna edicola di piazza Duomo a Crema>

sala ostaggi crema

<Sala degli Ostaggi a Crema, 1345, con gli scranni dei consiglieri e relativi stemmi nobiliari. Elaborazione Luigi Dossena>

La burocrazia cremasca procedette speditamente e i lavori ancor di più; Piazza del Duomo e limitrofi divenne un immenso cantiere e, di pari passo, vennero acquisite abitazioni di privati per uso civile.

Vennero persino abbattute 2 torri.

In primis venne alzato, ma di poco, il suolo atto al calpestio e venne eliminato il corso d’acqua che lambiva il sagrato del Duomo, non ancora Cattedrale (lo divenne nel 1580 all’arrivo del primo vescovo veneziano).

Crema a metà '400

<Crema a metà ‘400, si nota l’alveo di una roggia che lambisce il duomo. Elaborazione Luigi Dossena>

Tale corso d’acqua si può notare nella più antica immagine di Crema, disegnata intorno alla metà 1400.

L’alveo era una diramazione della roggia Crema che passava presso l’attuale via Bottesini.

Eliminando la roggia  in piazza Duomo, vennero allestiti 2 pozzi per attingere l’acqua; uno ai piedi del campanile maggiore (all’ingresso dell’attuale via Manzoni, allora sede del ghetto ebraico, che era largo 1 metro e 20 e chiuso da un “voltino”, che dava sulle attuali ‘4 vie’.

ghetto ebraico crema

<il ghetto ebraico, fine ‘400, all’altezza dell’attuale via Manzoni. Elaborazione Luigi Dossena>

All’interno di questa strettoia, simile all’odierna Stretta Grassinari, erano presenti 6-7 botteghe di vario genere).

L’altro pozzo era fra il Torrazzo e l’ingresso della “Cortazza” (il cortile fra l’attuale ‘banca popolare’ e il palazzo comunale).

Venne tolto il piccolo cimitero ove oggi svetta il palazzo vescovile e lì a fianco sorgevano il secondo campanile e le prigioni per il clero.

Sotto l’odierno palazzo comunale ed in particolare sotto il “famedio”, esistevano 3 tipi di prigioni

Non le descriviamo perché erano un inferno dantesco, alte 1 metro e 40 etc

Ai tempi del Podestà i processi venivano officiati sulla pubblica piazza: per chi veniva condannato, le prigioni erano lì a portata di mano; chi veniva condannato a morte, gli veniva ipso facto appeso il cappio al collo e appeso al gancio che è tuttora visibile con il disco di ferro, posto sul lato destro del balcone ‘del sindaco’.

Palazzo comunale Crema

<Palazzo comunale secondo Luigi Dossena>

Dove c’è attualmente il vescovado venne posizionata il ‘vascone’ per abbeverare gli animali (fonte Tino Moruzzi, Crema).

Il portale quattrocentesco del palazzo comunale di Crema

<Il portale quattrocentesco del palazzo comunale. L’odierno è seicentesco. Elaborazione Luigi Dossena>

Capite che a Crema vi era un gran trambusto, un mondo che cambiava dalla direttrice Viscontea-Sforzesca alla orientaleggiante Venezianità.

La casa di Vimercati

<La casa di Vimercati, luogo della cena di 1438 portate. Elaborazione Luigi Dossena>

Il 15 febbraio 1525 si vergò una delibera comunale per un acquisto: “si comperi la casa contigua al palazzo, qual’è di ragione di Bernardo et fratelli Patrini, per fabricarvi il palazzo pretorio” etc

Finalmente, in gran spolvero, il 20 aprile 1525 venne posata la prima pietra.

Pietro da Terno ce l’ha descritta in maniera magistrale, in diretta differita affinché noi la possiamo gustare con fragranza, anche a 500 di distanza.

ll notaio che certificava ciò aveva nome Giuliano Bravo.

Il podestà di Crema, era naturalmente un veneziano, Giovanni Moro.

Quanto sopra è la sintesi delle sintesi, riguardo ai fatti certi, inoppugnabili e documentati.

Noi, però, come atto dovuto, dobbiamo elencare i protagonisti che, a vario titolo e con ruoli di vario genere, hanno generato un florilegio che possiamo definire “l’effetto farfalla”.

Ludovico il Moro secondo Luigi Dossena

<Ludovico il Moro secondo Luigi Dossena>

Papa Giulio II della Rovere,

<Papa Giulio II della Rovere, aveva come segretario il cremasco Sermone Vimercati. Elaborazione Luigi Dossena>

Costoro hanno contribuito alla realizzazione, lungo l’arco di una precisa “freccia del tempo”, alla beltà dell’insigne assetto architettonico “Duomo – Palazzo Municipale – Piazza e limitrofi”.

La "Cortazza", piazza duomo crema

<La “Cortazza”, l’odierno cortile dietro il palazzo comunale. Elaborazione Luigi Dossena>

Centro di questo cambiamento fu, a nostro modesto parere e non solo (vedi lo storico Corrado Verga) Pietro da Terno come pietra angolare di tutti i soggetti in campo: Crema, Milano, Venezia, Padova, Vigevano erano i luoghi.

I protagonisti in carne ed ossa erano i seguenti.

Pietro da Terno fu in gioventù cancelliere del marchese di Vigevano Gian Giacomo Trivulzio (nato a Crema nel 1444). Inoltre era di casa con Vincenzo Civerchio (principale pittore cremasco) che, a Milano, operò presso la bottega di Leonardo da Vinci.

Vincenzo Civerchi, principale pittore cremasco

<Vincenzo Civerchi, principale pittore cremasco, lavorò nella bottega di Leonardo a Milano. Elaborazione Luigi Dossena>

Agostino de Fondulis

<Agostino de Fondulis, presente alla stipula, con Leonardo, della Vergine delle rocce. Elaborazione Luigi Dossena>

Pietro da Terno fu ospite di Sermone Vimercati, segretario particolare a Roma di Papa Giulio II e di sua moglie Ippolita Sanseverino Vimercati (gran dama milanese, di origini napoletane) e centro delle attività culturali “sforzesche”.

Pietro da Terno aveva un rapporto amicale con la famiglia De Fondulis.

Quel centro pullulava di “alieni” tra i quali il Mantegna etc

Il padre Giovanni de Fondulis, orafo ed artista, da Crema si stabilì a Padova, assieme alla sua famiglia ed entrò nella bottega di Donatello, con il quale collaborò.

Colà si plasmò il giovin Agostino de Fondulis, figlio di Giovanni, che, nel 1483 si recò per stabilirvisi, a Milano, affiancando Donato Bramante, al servizio di tutta la “siderale corte dei Visconti-Sforza, Ludovico il Moro compreso”.

Agostino de Fondulis fu voluto dal genio Da Vinci quale firmatario della stipula del contratto del dipinto “La vergine delle rocce”, commissionato dai frati minori di Milano.

Crema

<Costruendo Palazzo Comunale, 1525. Elaborazione Luigi Dossena>

Non volendo appesantire con altro straordinario materiale ruotante intorno alla “cremaschitudine d’un temps” pensiamo che quanto sopra sia bastevole per far comprendere il grado di credibilità e prestigio avesse “messer Pietro da Terno” quando, nel 1523, fu inviato, quale ambasciatore, presso la Serenissima da parte della Comunità di Crema.

E che dopo aver vissuto a Vigevano e a Milano e visitando, sempre per lavoro, Venezia, quale livello di conoscenza avesse acquisto questo architetto-non-architetto, che frequentava, crediamo fra i più grandi architetti della storia.

Da lui, 500 anni fa nacque, fra le altre opere, il Palazzo Comunale di Crema, fino a prova contraria.

Il cimitero che c'era di fianco al Duomo di Crema

<Il cimitero che c’era di fianco al Duomo di Crema. Elaborazione Luigi Dossena>

Gian Giacomo Trivulzio è figlio di un commissario inviato a crema dal Duca di Milano.

Il 13 agosto 1447 Filippo Maria Visconti, ultimo Duca di Milano ed ultimo della sua stirpe morì senza eredi maschi.

La sua figlia naturale era stata data in sposa ad un avventuriero e capitano, giunto in Lombardia dalla Romagna, in cerca di fortuna: Muzio Attendolo, che, per darsi un tono, si fece cambiare nome, divenendo Francesco Sforza.

Questi aveva le mani grondanti di sangue, essendo stato assunto quale capitano dell’esercito ducale.

Alla morte del Duca, si istituì l’Aurea Repubblica Ambrosiana, tra il 13 ed il 14 agosto 1447.

La media aristocrazia e l’alta borghesia milanese non aveva mai abbandonato l’idea dell’autogoverno della città contro la tirrannide viscontea e, con l’esercito veneziano alle porte, la notte tra il 13 e 14 agosto, Antonio Trivulzio (padre di Gian Giacomo), Teodoro Bossi, Giorgio di Lampugnano e Innocente Cotta, convocano nella corte ducale viscontea, presso l’Arengo, i maggiorenti della città.

Qui costituirono un governo provvisorio, diretto da 24 capitani e difensori della libertà.

Dentro i successivi 4 giorni, l’aurea repubblica ambrosiana potè così materializzarsi.

Inseguito, successe di tutto a Milano e nell’ex Ducato, noi concludendo, accenniamo 2, anzi 3 momenti:

Antonio Trivulzio fu inviato nel 1444 a Crema, come già scritto e, a Milano, l’effimera aurea repubblica ambrosiana, nel marzo 1449, aveva quali rappresentanti apicali un fornaio e un macellaio.

Amanio, podestà di Milano, nato a Crema

<Amanio, podestà di Milano, nato a Crema. Elaborazione Luigi Dossena>

(testo tratto da “Lombardia delle signorie” 1986, pg. 27-28).

Aggiungiamo, meglio abbondare che deficere, che Leonardo da Vinci elaborò 2 modelli di statue equestri: una per Ludovico il Moro e l’altra per Gian Giacomo Trivulzio (nato a Crema).

Milano vs Crema, Crema vs Milano” – Settembre 1524. Viene eletto podestà di Milano Nicolò Amanio (Pietro da Terno – Historia di Crema – pg. 318).

Dama con l'ermellino

<La Dama Cecilia Gallerani con e senza ermellino, per alcune fonti è nata a Crema. Elaborazione Luigi Dossena>

Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, ritratta da Leonardo, per alcuni storici era cremasca e abitava in un palazzo sito nell’attuale Via Matteotti (vedi anche questo articolo di Pierluigi Panza sul Corriere della Sera, clicca qui)

Era l’amante preferita del Moro (Tiraboschi, F. S. Benvenuti etc).

Cecilia Gallerani

<Cecilia Gallerani secondo Luigi Dossena>

In quell’enclave cremasca, coagulatasi nel castello ducale mediolanensis, trovano spazio 2 personalità di altissimo spessore: Sermone Vimercati e la sua sposa Ippolita Sanseverino. Pensate, sErmone, di Crema, dottore, conte e cavaliere, laureato in legge, entrò nella corte pontificia e diventò cameriere cubicularius e commensale perpetuo di Papa Giulio II Della Rovere.

Faceva da pacere quando il Papa e Michelangelo litigavano sulle tempistica di realizzazione della Cappella Sistina.

Era talmente amato dal pontefice che lo nominò per i suoi servigi Conte del sacro Palazzo Lateranense.

Abbandonata la città eterna sposò Ippolita Sanseverino figlia di Ugo, generale del duca Galeazzo Sforza II, che accolse a braccia aperte alla corte ducale e che nominò Sermone senatore, addirittura magistrato sopra tutte le entrate del duca Francesco, con provvigione di 1000 ducati l’anno.

Sermone era cavaliere splendidissimo e ospitò 2 volte a Crema il duca Francesco per settimane.

Nel 1525, Milano fu occupata dagli spagnoli, che entrarono persino nel castello sforzesco.

Pensate l’amicizia vicendevole, il leone in marmo che troneggia sul Torrazzo di Crema è stato donato a Sermone Vimercati, per riconoscenza, da Francesco.

piazza duomo crema

<Demolizione del vecchio palazzo comunale di Crema. Elaborazione Luigi Dossena>

La sua consorte Ippolita era una coltissima e radiosa gentildonna, alla quale il Bandello dedicò alcune novelle.

Noi però fissiamo, parlando dei coniugi Vimercati, il focus su un evento memorabile che cambiò il volto della città e avvenne in un palazzo di proprietà dei Vimercati, e che ebbe inizio in un’altra dimora nobiliare dei Griffoni Santangelo e terminò 2 giorni dopo.

Ergo la famosa cena che servì a finanziare, per parte cremasca, il Palazzo Comunale.

ippolita vimercati

<Ippolita Vimercati e le nobil dame cremasche durante la cena, secondo Luigi Dossena>

vimercati crema

<La famosa cena con nobili commensali, tramite cui i cremaschi trassero i denari per la costruzione del palazzo. Elaborazione Luigi Dossena>

Ri-ergo, una cena che durò 2 giorni e che sciorinò 1438 portate.

Furono presenti 80 commensali scelti tra l’alta nobiltà italiana: per citarne 2: i Dalla Rovere, i Gonzaga, etc.

I gran cerimonieri di questa pantagruelica abbuffata furono sì i coniugi Vimercati Sanseverino, col sostegno di Baglioni Malatesta (perugino), in Crema quale capitano generale della fanteria veneziana.

<La descrizione che Pietro da Terno, presente alla cena, di tutte le 1438 portate>

Chiudiamo questo lungo testo con la descrizione fatta da Pietro da Terno sulla posa della prima pietra del palazzo comunale.

“Il 20 aprile 1525 una sontuosa processione giunse in piazza del Duomo con una pietra di marmo quadrata cum littere sculpite. Colà fu benedetta. Giunse portata sopra uno baldacchino coperto di raso, velluti e brocato. Arrivò protetta da un umbrella molto ornata di merletti e passamanerie, affiancata da una statuèta raffigurante la giustizia et nel momento della posa, venne fato silenzio e il notaro Giuliano Bravo cremensis, sopra uno pulpito, voltandosi verso il Podestà Giovanni Moro venetico, disse (etc). Quindi 4 parroci calarono nel buso della fondamenta, accompagnata, questa prima pietra, dalle venerabili mani del podestà, affiancato da messer Giacobo Pilippo de Ferrari, vicario di l’uno e dell’altro Episcopo di Crema (ai tempi diocesi di Piacenza) ivi il conte Guido Benzone”. (Pietro da Terno Historiae Crema – pg. 320-321)”.

<Come era l’ingresso del nuovo palazzo comunale di Crema>

Agostino de Fondulis”, l’architetto fra Donatello e Mantegna a Padova e, dal 1483 a Milano tra Leonardo e Bramante.

Storie riscritte di uomini quasi dimenticati: i de Fondulis.

Nemmeno Giorgio Vasari ha nominato Agostino de Fondulis ne ‘Le vite dei più eccellenti scultori e architetti’.

Di A. de Fondulis non sappiamo neppure quando nacque (intorno agli anni 50/60 del ‘400) e nemmeno quando spirò (sul finire degli anni 30 del 1550). Fu il più grande plastificatore di argilla del Rinascimento.

Operò nei 2 grandi centri delle ‘botteghe’ di Milano e di Padova a fianco di Leonardo da Vinci e Bramante ma in gioventù si era formato in quel di Padova a fianco dell’amico Mantegna.

Una pagina di questo eccelso artista dimenticato dai grandi circuiti della storia, conosciuto solo da una esigua cerchia di addetti ai lavori non solo cremaschi. 

Ebbene pensate, Agostino de Fondulis, il 25 aprile 1483 a Milano, presso porta Ticinese, fu tra i firmatari della convenzione stipulata fra i frati minori francescani e Leonardo da Vinci per la prima versione della Vergine delle Rocce, posta nella chiesa di San Francesco a Milano.

Davanti al notaio, il prezzo concordato da elargire a Leonardo fu “lire 3 et dece imperiali”.

Qui i frati committenti indicavano a Leonardo come “l’ancona”, il dipinto, deve essere.

“La Vergine (dona) sia nel mezzo con la veste di sopra brocato d’oro azzurlo oltremarino, item”.

FONTI

Mario Perolini – Testimonianze storiche per la piazza del duomo 1983

Guido Verga – monumenti architettonici di Crema e dintorni

a pagina 39 del libro del figlio Corrado Verga , l’avvocato guido verga affaccia l’ipotesi che la mano bramantesca del complesso stilistico e architettonico è affiancata addirittura da leonardo da vinci. Noi riportiamo CFR Guido Verga, opera Citata 1939, pag. 104-108

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