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Crema, Santo Sepolcro, Santuario del Pilastrello

Storia del Borgo del Santo Sepolcro a Crema

Il Santuario della Carità Madonna del Pilastrello , sito al centro del borgo di S. Sepolcro a Crema

Al calar dell’anno 1000 Crema era circondata da 3 borghi: il borgo di S. Pietro, il borgo di S. Benedetto, che tutti noi conosciamo ed un terzo borgo chiamato “borgo di S. Sepolcro”.

Pochi lo conoscono per la verità.

<Il trigramma di S. Bernardino da Siena 1420, che venne a predicare in città>

La sua estensione a ovest della città, iniziava dalla odierna chiesetta dedicata S. Antonio di Vienne, sita a mezza via XX Settembre.

Si estendeva fino al torrione detto anticamente ‘Miliato” (degli umiliati) presso il vecchio seminario.

<Carlo Magno canonizzato dal cardinal Guido da Crema, divenuto Papa anti-papa Pasquale III di stirpe gisalbertina>

(indicativamente l’attuale zona del campo di Marte-via Crocefisso di Rosa, che comprendeva la “roggia Rino”, oggi interrata, che passava esattamente all’imbocco della via XX settembre e la piazza Giovanni XXIII, a fianco dell’odierna chiesa SS Trinità).

Toccava, in città, la zona della “Madonna del Singulto”, li cui limite era verso l’attuale via Dogali.

Ivi, proseguiva in aperta campagna, verso le “Brede” (serpeggiando intorno alle “camporelle” lambendo la cascina S: Lorenzo, passando l’attuale provinciale per Lodi, costeggiando l’ex “Talpa”, la cascina Trinità (sulla quale ancora oggi, al sommo della porta, vi è dipinta la SS. Trinità).

<Il Pilastrello primigenio. Siamo al tempo di Urbano II, 1095, quando lanciò la prima crociata, località borgo di S. Sepolcro, territorio sotto la diocesi di Piacenza>

L’area del borgo di S. Sepolcro comprendeva anche altra parte del quartiere Sabbioni, compreso il piccolo porticciolo, lanciato sulla palude del Moso (esteso il doppio del lago di Varese).

Questo porticciolo iniziava dal Pilastrello e l’acqua del Moso era lì, intorno alla chiesetta-santuario estendendosi fino all’ex cascina Valcarenga (odierna zona parco Bonaldi).

<Federico Barbarossa, Carlo Magno e Pasquale III>

La mistica chiesa era lì, e tutt’intorno, a pelo d’acqua, i traghetti, le barcarole, le imbarcazioni dei contadini che solcavano le acque, portando legname, erba, torba ed il trasporto delle derrate alimentari nei paesi circumvicini alla palude del Moso.

<Enrico I ed Enrico II. Al centro, il testo scritto da Mons. Angelo Zavaglia sull’Osservatore Romano, parlando dei conti Gisalbertini fondatori di Crema>

Ergo il Moso di Bagnolo, il moso di Pandino, il moso di Trescore, il moso di Cremosano.

Tutte queste località avevano il loro piccolo porticciolo.

Unica, aulica e plastica immagine di un mondo perduto, fatto di lavoro e con la natura lussureggiante e le acque smeraldine.

Tornando in città, il borgo di S. Sepolcro, all’interno della città, come detto, occupava l’area della parrochia di S. Trinità, fino all’attuale via tensini e la chiesa di S. Antonio di VIenne.

<Il porto di Crema sul fiume Serio, nell’XI secolo. Voluto dai Conti Gisalbertini per far transitare il ferro dalla Val di Scalve e le miniere d’argento di Ardesio>

Perché il borgo, la parrocchia e la chiesa, anzi le chiese vennero dedicate al S. Sepolcro?

Partiamo dai documenti da noi attinti (e ce ne sono diversi).

Ci portano dritti al 16 marzo 1095.

<Carta di ispirazione tolemaica, pianura alpino-padana. Immagine di Luigi Dossena>

Crema era stata fondata da qualche decennio (intorno al 1066 dai conti Gisalbertini Enrico I, che giunse da Almenno. La sua famiglia si fermò nel castello di Cremosano e poi si spostò nella località in riva al fiume Serio, che chiamarono Crema. Il primo documento conosciuto che parla di Crema è datato 17 giugno 1074).

<Crema è citata per la prima volta nella storia il 17 giugno 1074. Mons. Zavaglio sostiene che Crema fosse in costruzione nel 1064 sul pianalto ove è sorto il Duomo di Crema. Immagine di Luigi Dossena>

30 anni dopo, presso Piacenza, dove aveva indetto il concilio Papa Urbano II, trovò anche i fedeli cremaschi.

<I Gisalbertini sono messi al bando dal Papa e dall’imperatore. Vincono i Benzoni>

Colà, il pontefice promulgò una bolla che titolava: “privilegium Urbani II”.

In questo testo è citato per la prima volta il nome della chiesa della SS. Trinità.

Crema, in quel torno di tempo, era in parte quella del borgo di S. Sepolcro, sotto la guida spirituale della diocesi di Piacenza e sotto il suo vescovo.

Inoltre, da Piacenza, Papa Urbano II rafforza l’indizione, alla presenza di numerosissimi prelati, cardinali, vescovi, monaci etc, di una corciata: la prima, verso il santo Sepolcro, minacciato dagli infedeli e in pericolo.

A Piacenza il santo padre, durante quel consiglio, fu raggiunto dagli ambasciatori di Costantinopoli, tramite il porto (percorso Costantinopoli, Venezia, porto di Piacenza), chiedendo aiuto verso i luoghi santi della cristianità in grande  ambasce.

I messi dei fedeli di Costantinopoli portarono altresì in dono le reliquie di S. Antonio di Vienne.

Ora, la chiesetta dedicata a s. Antonio di  via xx settembre è un fatto e di fatto un ‘documento tangibile’ e l’indizione del borgo di S. Sepolcro era la continuità.

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